LE MIGRAZIONI TRA PASSATO E PRESENTE: ANCHE GLI UOMINI MIGRANO IN ‘STORMI’?
Il fenomeno della “migrazione” è spesso associato al mondo animale: pensiamo per esempio agli stormi di uccelli che in autunno popolano i nostri cieli, allontanandosi da un luogo freddo dove non sopravvivrebbero per spostarsi verso mete più calde. In realtà, però, anche gli uomini migrano e molto più spesso di quel che pensiamo. Quindi cosa significa “migrazione umana”? E quanto tempo fa è iniziata? Per scoprirlo abbiamo partecipato alle due conferenze dell’evento ALTROVE – Scienza e Arte in dialogo sulle migrazioni!

“MIGRAZIONI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO”
Spesso il fenomeno dell’emigrazione degli italiani in un nuovo paese per cercare lavoro è associato all’immagine di famiglie e cittadini italiani che sbarcarono in America tra fine ‘800 e inizio ‘900. In realtà, questo fenomeno capita ancora oggi e si differenzia in due tipologie: si parla di migrazione sia verso l’estero (Paesi del nord Europa o Stati Uniti, per esempio), sia dal sud Italia verso il nord Italia.
Le due speaker – Delfina Licata, sociologa e Cristina Cattaneo, economista – hanno parlato dei loro studi e della loro esperienza in questo ambito. Delfina Licata, curando assieme ad altri autori la stesura del rapporto ‘Italiani nel mondo‘ per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della migrazione, ha sottolineato un dato significativo: il numero di italiani che si sono cancellati dall’anagrafe italiana perché vivono all’estero è aumentato del 91% in meno di vent’anni. Ad oggi si stima che gli italiani residenti all’estero siano approssimativamente 6 milioni, ovvero circa il 10% della popolazione italiana, per un totale di circa 130mila expats ogni anno. I motivi che spingono i nostri connazionali a lasciare l’Italia sono principalmente legati alla sfera lavorativa e di studio: chi parte è infatti mosso dalle migliori prospettive che l’estero sembra offrire rispetto al panorama italiano.
Cristina Cattaneo invece, occupandosi di migrazioni legate al cambiamento climatico, ha sottolineato come questo fenomeno esista da sempre: intere popolazioni sono state costrette a migrare in seguito a periodi di siccità o disastri naturali che le obbligavano a cercare rifugio in luoghi più sicuri. Un altro esempio di questo tipo di migrazione è rappresentato da quelle che comunità che, dopo aver coltivato la stessa terra per generazioni, si trovavano a doverla abbandonare quando essa non produceva più risorse sufficienti.

“CE LO ABBIAMO NEL SANGUE”
Durante la conferenza, Giorgio Manzi, ricercatore paleontologo in Sapienza, ha raccontato il fenomeno della migrazione dell’Homo Sapiens avvenuto 2-3 milioni di anni fa. Le popolazioni all’epoca si spostavano coprendo un piccolo raggio di chilometri per volta: ci si stabiliva temporaneamente nel nuovo luogo per poi riprendere lo spostamento e proseguire. Cacciatori e raccoglitori erano le comunità che più tendevano a spostarsi: non producevano infatti cibo, ma lo raccoglievano dalla natura. Dal momento che i frutti della terra non erano molto abbondanti, queste comunità erano piccole, formate da pochi individui che si spostavano seguendo le stagioni. Quando i gruppi crescevano e superavano i 50-60 individui, il gruppo si divideva e i nuovi gruppi migravano a loro volta. Questo processo dunque iniziò ad allargarsi sul territorio, diventando un fenomeno sempre più su larga scala.
Questi incontri all’interno dell’evento Altrove hanno offerto un’importante occasione di riflessione, mettendo in luce temi cruciali legati alla migrazione degli italiani. Le conferenze hanno stimolato un dibattito approfondito, fornendo spunti preziosi per comprendere meglio le dinamiche attuali e l’impatto di questi fenomeni sulla nostra società.